Mercati azionari: possono ancora generare rendimenti dopo un 2019 irripetibile?

Il 2019 è stato, senza alcun dubbio, un anno estremamente positivo per i listini azionari, che hanno segnato corposi segni positivi un po’ ovunque nel mondo. Per capire al meglio le straordinarie performance fornite dagli indici azionari, però, non si può trascendere da quanto avvenuto negli ultimi tre mesi del 2018, quando i mercati, a causa – in primis – delle minacce da parte di Trump di imporre dazi alla Cina, fecero registrare dei corposi segni negativi. Il presidente degli States, poi, ha imposto delle misure nei confronti del partner cinese, ma con una modalità decisamente meno vigorosa di quanto paventato tramite gli ormai arcinoti, e temutissimi, tweet postati sul proprio account ufficiale.

USA, indici ai massimi: quali sono gli scenari per il 2020?

I dati, d’altro canto, parlano da soli. Restando in ambito statunitense, durante l’amministrazione Trump i tre principali indici di borsa (S&P500, Dow Jones e Nasdaq) sono migliorati di oltre il 50%. Un vero e proprio record: nella storia degli Stati Uniti, nessun altro presidente è riuscito in una simile impresa. Gli indici a stelle e strisce sono ai massimi storici. E non sono pochi i trader ed i piccoli investitori che si chiedono se esista ancora un margine di guadagno negli indici summenzionati. Un dilemma più che legittimo, ma che i maggiori esperti finanziari sembrano poter sciogliere.

Anche l’Asia chiude il 2019 decisamente sotto il segno del Toro; Piazza Affari meglio delle media europea

Nel 2020, infatti, si terranno le elezioni presidenziali statunitensi e Trump, di conseguenza, farà di tutto per sostenere l’economia e la finanza del proprio paese, cercando di assecondarla per ottenere nuovamente l’incarico alla Casa Bianca, oggi più che mai in bilico a causa di alcuni scandali. Negli USA, oltretutto, la maggior parte dei lavoratori investe i propri risparmi in fondi pensione assicurativi privati, che rischiano, qualora ci fosse un tracollo delle borse, di accusare perdite non indifferenti.

Gli Stati Uniti, però, non sono l’unica zona geografica che ha brindato ad un 2019 portentoso. Anche in Asia, infatti, i listini azionari hanno fatto registrare dei portentosi rialzi. Basti pensare, ad esempio, al Nikkei, che ha chiuso con un +18,2% di tutto rispetto: la borsa giapponese è vicina i massimi da 28 anni. Bena anche Shangai, trainata principalmente dai dati estremamente positivi sulla produzione industriale, in controtendenza con quanto si pensava alla fine del 2018.

Risultati estremamente positivi anche nel Vecchio Continente, che negli ultimi sei mesi ha beneficiato, dapprima, dei rumors di un taglio dei tassi della Banca Centrale Europea e, poi, dell’effettiva entrata in vigore della misura stessa. Piazza Affari chiude il 2019 con uno straordinario +30%, un dato superiore alla media delle borse europee (l’Eurostoxx 50 si è attestato attorno ad un +26%). Nei titoli a maggiore capitalizzazione, soltanto uno, Pirelli, ha fatto registrare un rendimento negativo, a testimonianza della grande annata vissuta a Piazza Affari nonostante le tensioni politiche, economiche ed industriali abbiano segnato la quotidianità dello Stivale.

2020: è ancora opportuno investire in Borsa?

Nonostante i forti rialzi dello scorso anno, lo scenario per il 2020 resta moderatamente improntato all’ottimismo. Di certo, non si potranno replicare gli straordinari guadagni del 2019. Ma si possono ancora cogliere delle opportunità nei mercati azionari: giocare in borsa sarà ancora una prerogativa dei risparmiatori di tutto il mondo. D’altro canto, i bassi rendimenti sui mercati obbligazionari, quasi del tutto assenti in ambito europeo, spingono gli investitori ad allocare parte delle proprie risorse sui listini azionari, accettando un po’ di rischio.

Le politiche accomodanti delle banche centrali dovrebbero consentire un moderato aumento delle borse, nonostante, specie in Europa, i dati macroeconomici non siano certamente entusiasmanti, con la locomotiva tedesca che arranca e rischia di trascinare con sé buona parte del Vecchio Continente. Il 2020, a differenza di quanto pensano taluni soggetti, non dovrebbe essere l’anno della grande fuga dal mercato azionario. Piuttosto, si prevede uno scenario particolarmente invitante per i trader “mordi e fuggi”, dato che i listini, con ogni probabilità, si muoveranno lateralmente.

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